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Salvaguardiamo l’acqua dallo spreco ...e dai mercanti!

…Inquinata, sprecata ed ora anche privatizzata.

Sembra proprio questo il destino dell’acqua nel nostro Paese dopo l’approvazione avvenuta il 19 Novembre scorso da parte del Parlamento del Decreto Legge 135/2009 che impone a tutti i Comuni di “mettere sul mercato” il servizio idrico.

Un destino, emblematico di un degrado della stessa civiltà che caratterizza questa fase della storia umana. Un destino che sembra compiersi nella distrazione e nella disinformazione della maggioranza dei cittadini.

Eppure l’acqua è il fondamento di ogni forma di vita. D’acqua è composto il nostro corpo per la sua gran parte. L’acqua è alla base di ogni processo produttivo… Non solo. Nel corso dei secoli, la sacralità ed il rispetto di “sorella acqua”, come la definiva il Santo Patrono del nostro Paese, sono elementi costanti in ogni cultura e religione.

Oggi invece, in presenza di una significativa riduzione della disponibilità di acqua compatibile con gli usi idropotabili e produttivi, per via dell’esplosione demografica, del surriscaldamento del pianeta e della contaminazione degli ecosistemi, questo bene comune si trasforma da diritto umano fondamentale, peraltro ancora negato ad un quarto dell’umanità, ad “oro blu” su cui costruire enormi e sicuri business per grandi gruppi economici ed imprese multinazionali.

E’ proprio per l’influenza trasversale di questi potentati economici sul sistema politico che anche nel nostro Paese da oltre quindici anni è in atto una guerra, a tratti sorda e a tratti conclamata, per trasformare i nostri acquedotti in opportunità per lucrosi affari di investitori alla ricerca di “mercati sicuri”. E allora quali mercati migliori se non quelli di beni e servizi indispensabili, di cui nessuno può fare a meno?! Beni comuni appunto, come l’acqua, la salute, l’istruzione,… che per loro natura sono diritti umani e che pertanto dovrebbero essere governarti e gestiti in modo “pubblico”, democratico e partecipato, al riparo dalle logiche del mercato e del profitto! Ma oltre al danno c’è, come sempre anche la beffa! Infatti per giustificare la scelta della cosiddetta “liberalizzazione” del servizio idrico i sostenitori di questa scelta sciagurata cercano di “darci a bere” una valanga di vere e proprie “balle”.

La prima è quella che la concorrenza nella gestione dei servizi porti sempre con se l’abbassamento dei costi per l’utenza ed il miglioramento della qualità! …Ma quale balla più grande?!? Ciò è proprio l’opposto di quanto avvenuto in Italia ed in Europa quando i privati hanno assunto la gestione di servizi pubblici. Aumento delle tariffe, disservizi e riduzione dei diritti dei lavoratori impiegati negli stessi sono stati elementi costanti, a causa della primaria ricerca di larghi margini di profitto per gli investitori.

Non a caso in moltissime realtà d’Europa, prima fra tutte Parigi, si sta tornando alla gestione pubblica dell’acqua. Nella capitale francese infatti dopo 25 anni di pessima e costosa gestione privata si sta municipalizzando l’acquedotto con un risparmio di oltre 30 milioni di euro l’anno che verranno investiti per migliorare la rete distributiva!

Peraltro il paradosso che non si può tacere è che il servizio idrico per sua natura non consente la concorrenza! Infatti i cittadini non hanno due rubinetti per scegliere quello che offre acqua migliore a prezzi più competitivi!

Quindi, la gara d’appalto per aggiudicare la gestione del servizio al miglior offerente, imposta a tutti i Comuni entro il 31 dicembre 2011 dalla succitata Legge, è in realtà l’imposizione di un monopolio privato a cui verrà consegnato il nostro acquedotto per trent’anni!!!

Un monopolio nell’ambito del quale, come si è visto dove ciò è avvenuto, il monopolista privato fa il bello e cattivo tempo in barba al contratto di gestione.

E’ peraltro odioso il fatto che la Legge di cui sopra sia intitolata “adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica” in quanto si vuol far credere che tale provvedimento sia imposto dall’Europa. In realtà come dimostra tra l’altro Parigi, la disciplina Comunitaria non impone nulla di tutto ciò, in quanto una specifica risoluzione del Parlamento Europeo dell’11 marzo 2004 afferma testualmente che “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non è assoggettata alle norme del mercato interno”; mentre un’altra risoluzione del 15 marzo 2006 dichiara esplicitamente che “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti e i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”. Il “trucco” usato dai nostri governanti di vario colore per far scattare le pressioni e le sanzioni di Bruxelles nella direzione del mercato sta nel definire arbitrariamente il servizio idrico “di interesse economico” anziché “di interesse generale” e nell’imporre che le aziende di gestione, di proprietà dei Comuni, siano costituite nella forma Società per azioni, quindi: “soggetti giuridici di diritto privato”.

Allora cosa fare di fronte a questo scempio dei diritti, della democrazia, della nostra costituzione?

Io ritengo che non tutto sia perduto. Anzi! La penso esattamente come padre Alex Zanotelli, da sempre in prima fila in tutte le battaglie per i diritti umani, che nel “maledire” evangelicamente coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua ha affermato che “si può e si deve trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia”.

Da qui l’appello rivolto prima di tutto ai cittadini, a “ogni uomo e donna di buona volontà” a non rassegnarsi ed a mobilitarsi. Un appello già condiviso da tante associazioni, movimenti, settori politici svincolati dagli interessi economici, personalità laiche e religiose, affinché dal basso, dalla gente comune, dai Comuni si avvii un nuovo percorso per ricostruire, a partire dall’”acqua bene comune e diritto umano”, un’idea di società solidale e democratica che basa la sua convivenza civile su scala planetaria sul riconoscimento universale dei diritti umani.

Il primo impegno a cui tutti siamo chiamati per bloccare il processo di privatizzazione avviato, recuperando nel contempo una cultura della salvaguardia e della “sacralità” dell’acqua è quello di protestare contro la Legge approvata, chiedendone una modifica, con l’invio di lettere ai propri parlamentari ed articoli ai giornali.

Bisogna chiedere inoltre anche attraverso lettere e petizioni ai Consiglieri ed agli Amministratori di ogni Comune di indire Consigli Comunali monotematici in difesa dell’acqua, aperti ai cittadini, per dichiarare l’acqua bene comune “privo di rilevanza economica” e per impegnare i Sindaci ad operare insieme per trasformare nuovamente le “SpA pubbliche” (come la CIIP) in Consorzi pubblici, aperti al controllo ed alla partecipazione dei cittadini.

Ma per dare linfa e forti motivazioni etiche a questa grande e doverosa battaglia di civiltà è fondamentale che i cittadini, le associazioni, le istituzioni scolastiche, le comunità parrocchiali, i Comuni, promuovano insieme, nel proprio territorio, una rinnovata Cultura di salvaguardia dell’acqua attraverso:

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  • l’informazione di tutti sui vari aspetti ambientali e gestionali che riguardano l'acqua sul proprio territorio
  • l’informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere;
  • la promozione di una campagna di informazione e sensibilizzazione sul risparmio idrico, attraverso la modifica di abitudini sbagliate, l'uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l'introduzione dell'impianto idrico duale;
  • il contrasto del crescente uso delle acque minerali promuovendo l'uso dell'acqua dell'acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;
  • Non resta quindi che metterci tutti, con urgenza, al lavoro per questa grande impresa!

    Chissà che , come sostiene Zanotelli, questo Atto parlamentare non si trasformi in un “boomerang” per chi l’ha votato?!

    Massimo Rossi - Associazione Luoghi Comuni

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